11 luglio 2008

La verità nuda e cruda

Due peperoncini piccanti Capsicum baccatum detti anche «Cappello del vescovo»A parte ogni considerazione di tipo tecnico (sceneggiatura, recitazione, regia, ecc.) ritengo che la visione di "The Tudors", la serie trasmessa da Canale 5, sia utile per rinfrescarci la memoria sulla scarsa sanità mentale che in ogni epoca ha caratterizzato le monarchie europee e, soprattutto, sugli intrallazzi messi in atto, a vari livelli, dagli esponenti della Chiesa Cattolica. Molti diranno: "roba del passato", ma siamo sicuri che oggi le cose vadano diversamente? Certe monarchie ci sono ancora mentre altre sono state sostituite da tipi diversi di governo, ma le cose non sembrano andare molto diversamente. E la Chiesa, se ci soffermiamo a valutare la sua politica e l'operato dei suoi rappresentanti, sembra ancora la stessa: immutabile nei secoli. Anche una fiction come "The Tudors", studiata per fare leva sugli istinti più bassi degli spettatori (sesso e violenza a volontà), può stimolare questo tipo di riflessioni...

11 dicembre 2006

Il fascino dell'apparenza

Un gourmet di pollo ruspante arrostito, con ciuffetto di coriandolo e gocce di limoneMi è capitato di vedere la trasmissione televisiva pomeridiana di Canale 5 "Uomini e donne". Lo spettacolo è penoso perché una schiera di ragazze più o meno scollacciate è impegnata a contendersi, aggredendosi a vicenda, l'interesse di giovanotti più o meno palestrati che aspirano ad immortalare il loro ruolo di seduttori. Un pubblico malizioso parteggia per l'uno o per l'altra. La conduttrice Maria De Filippi, un'imprenditrice astuta che ha trovato il modo di fare affari giocando sui pruriti di persone che svendono la propria dignità umana in cambio di un effimero momento di notorietà, recita la parte di chi cerca di tenere tutti a bada. Il tutto avviene sul filo di dialoghi e atteggiamenti volgari e nella reciproca mancanza di rispetto. Se ancora esistono, cosa ne dicono le femministe di (ormai) storica memoria? Ma soprattutto quale messaggio arriva ai telespettatori più sprovveduti e per ignoranza predisposti a seguire i modelli di comportamento suggeriti da quel programma? Questa riflessione rifugge da qualsiasi moralismo: vuole solo esprimere disappunto nel constatare come certi giovani di ambo i sessi siano privi di autostima e si riducano, con il loro esibizionismo, a diventare simboli di becera vanità e vuotezza mentale.

01 dicembre 2006

Prestiti a perdere

Un genuino succo di frutta a base di uva bianca e mela verdeMolta gente sembra non capire cosa sia la correttezza e dimentica facilmente di avere un debito, piccolo o grande che sia. È incredibile come questi individui siano privi di una minima sensibilità nei confronti di chi si rende disponibile con loro. Se una persona ci chiede qualcosa in prestito, ad esempio una somma di denaro, un oggetto o un libro da leggere, possiamo anche essere contenti di poter soddisfare una sua necessità, specialmente se si tratta di un amico o di un parente. Però, purtroppo, non abbiamo la certezza assoluta che la nostra fiducia venga poi ricambiata con una puntuale restituzione di quanto prestato. I cosiddetti scrocconi ci fanno rabbia, soprattutto se noi non ci comporteremmo mai come loro. Se non sanno rispettarci vuol dire che non meritano sicuramente la nostra comprensione.

23 novembre 2006

L'abito fa il monaco

Una torta farcita con crema di ciliegie, ricoperta con cioccolato e una rosa di marzapaneUno dei proverbi più antichi e conosciuti dice che "l'abito non fa il monaco" ma è difficile riconoscerne la validità nell'ambito della società in cui viviamo. Anche se tutti si compiacciono della libertà di potersi abbigliare come meglio credono grazie al'evolversi dei tempi, oggi l'esteriorità conta molto, forse più che in altre epoche. In tante situazioni, infatti, è necessario rendersi "presentabili" secondo certi canoni, magari non condivisi ma irrinunciabili. Ad esempio un dirigente d'azienda si presenta in ufficio e in pubblico in giacca e cravatta, una signora va a teatro indossando un elegante abito lungo e gli stessi giovani, sempre così pronti ad un'apparente trasgressione, cambiano il loro abbigliamento quando devono presentarsi ad un colloquio di lavoro. Insomma tutti, prima o poi, si rendono conto che, contrariamente a quanto si continua ad affermare, "l'abito fa il monaco" e si adeguano, anche se a malincuore, per non perdere qualche buona occasione o per non essere giudicati male.

22 novembre 2006

Amicizie interessate

Uno stuzzicante buffet con pomodori, olive, formaggio e salumiMolto spesso c'è chi si "attacca" a qualcuno solo per avere dei benefici, senza provare alcun trasporto reale. Fra i comportamenti umani, infatti, esistono l'ipocrisia e l'interessamento per scopi egoistici. Ho sentito persone che si vantano di avere un'infinità di amici ma non riesco ad essere contento per loro, perché probabilmente confondono la semplice conoscenza con la vera amicizia. Agli interessati, però, spesso basta sentirsi al centro dell'attenzione altrui per illudersi di essere "importanti", senza chiedersi se si tratti davvero di amicizia oppure di un calcolo meschino. Naturalmente non intendo generalizzare, ma sarebbe bene non essere troppo ingenui per non restare delusi e scottati in seguito, quando la maschera cadrà dal volto dei falsi e degli ipocriti.

20 novembre 2006

Sorrisi perduti

Una simpatica composizione con fagiolini verdi, pomodoro ciliegino e oliveA volte mi soffermo ad osservare lo sguardo della gente che incontro per strada, al lavoro, in banca o al supermercato. Raramente mi capita di vedere un'espressione felice: tutti appaiono tristi, ansiosi, preoccupati. Anche i bambini sembrano privi di quella spensieratezza che dovrebbe far parte dell'infanzia. Mi accorgo di essere molto spesso anch'io così, insoddisfatto e poco incline ad un sorriso spontaneo. Non sempre so trovare una spiegazione per questo malumore che ha radici inconsce, ma credo di poterlo attribuire alle incognite di un futuro che mi appare minaccioso. Forse dentro di noi si è insinuata la paura dell'odio, della cattiveria e di altre debolezze umane e questo ci impedisce di cogliere gli aspetti più belli della vita. Vorrei che fosse solo un brutto sogno: non mi piace l'idea di un mondo dove non si sorride più.

19 novembre 2006

Pecore alla riscossa

Palline di chewing gum colorate al gusto di frutti assortitiCi sono individui timidi e timorosi che a bordo della propria automobile si trasformano, rombano e sgommano come pazzi, suonano il clacson spazientiti o imprecano verso chiunque capiti a tiro ad ogni piccolo intralcio lungo la strada. Per esempio non sopportano chi sta fermo al semaforo davanti a loro e pretendono che si volatilizzi con uno scatto appena sta per comparire il giallo. I prepotenti di natura sfiorano addirittura il crimine, rendendosi protagonisti di alterchi che spesso salgono agli "onori" della cronaca. Sono casi limite, ma tant'è. Qual è la molla che fa scattare in loro un repentino cambio di personalità e li rende intolleranti verso il prossimo? I motivi nello specifico possono essere i più disparati ma la risposta si può riassumere così: si tratta di persone che durante la vita quotidiana si vedono costrette a reprimere emozioni e spontaneità. E così, quando sono al volante, finalmente si sentono forti perché possono "comandare" una macchina. Non vogliono più essere o sentirsi "vittime" e sfogano la rabbia e la voglia di rivalsa per illudersi di avere finalmente voce in capitolo reagendo, una volta tanto, a situazioni "create" da altri. L'invettiva contro il pedone lento ad attraversare la strada è, in realtà, quell'urlo che non riescono a lanciare sul muso della moglie petulante o del marito duro di comprendonio, mentre le corna fatte dal finestrino al conducente dell'auto "lumaca" appena sorpassata equivale alla sequela di insulti che non riescono a sfoderare nelle orecchie del rigido capufficio o del cliente rompiscatole. E così via. La conclusione, triste, è che comunque, tornando a casa continuano ad essere zerbini gonfi di rancore o andando in ufficio si ritrovano ancora ad essere pecore dall'animo avvelenato...

14 novembre 2006

Senza famiglia e senza amore

Un ricco hamburger con carne, formaggio fresco e insalatinaSempre più la cronaca dei giornali è costretta a registrare crimini che hanno come protagonisti degli adolescenti. Gli episodi di bullismo sono infatti all'ordine del giorno e purtroppo molti minorenni arrivano a commettere degli omicidi volontari. Tutto questo sembra assurdo ed è legittimo chiedersi perché mai dei ragazzi dall'apparenza normale possano diventare dei mostri. Anche se è scontato attribuire tutte le responsabilità ai genitori, bisogna riconoscere che tutto dipende anche da loro. Passando da una generazione all'altra i rapporti familiari, una volta troppo rigidi e soffocanti, si sono allentati e sembra che oggi tra le mura domestiche ci sia sempre meno amore e tutto sia permesso o quasi. A causa di padri assenti, madri oppressive o troppo distaccate, litigi, separazioni e divorzi, molti ragazzi sono disorientati, si sentono sempre più soli e si rifugiano nella violenza dei videogiochi o nella volgarità della televisione. Quando sentono il bisogno di frequentare degli esseri umani cercano qualcuno che abbia delle affinità con loro e si riuniscono in gruppi più o meno ristretti. L'identità del gruppo è rigida: tutti coloro che ne fanno parte devono seguire la stessa moda, usare lo stesso linguaggio e assumere lo stesso comportamento nei confronti della società, nel branco vige sempre la legge del più “forte”. Nei casi più estremi nascono delle gang contrapposte che si fanno “guerra” arrivando allo scontro fisico e ad atti di teppismo generalizzato. Si arriva a tanti eccessi anche perché le istituzioni sembrano assenti e non si curano in modo adeguato della creazione di strutture e occasioni di aggregazione capaci di far sentire i ragazzi attori delle realtà sociali. I giovani di oggi saranno anche più svegli e intelligenti di quelli del passato, ma in gran parte appaiono meno sensibili e meno rispettosi del prossimo proprio perché in famiglia i sentimenti e il senso di solidarietà non esistono più o sono poco evidenti per essere assimilati. Al pensiero che essi stessi un giorno saranno genitori e cittadini sorgono interrogativi allarmanti.

13 novembre 2006

Le aspettative altrui

Un romantico aperitivo a base di vinello rosato, profumato e frizzantinoMolta gente segue le regole sociali ma non sa rispettare le proprie legittime aspirazioni. Pur non avendo nulla da temere né da rimproverarsi non riesce a vivere come vorrebbe; sembra negarsi la libertà di soddisfare se stessa, rammaricandosi di questo ma arrendendosi all'idea che sia "giusto" fare così. Chi vive con questa convinzione inconscia evita quasi sempre di fare qualcosa di gratificante per sé o rinuncia senza un vero motivo ad un progetto. In tal modo non fa altro che considerare prioritarie le aspettative altrui - vere o presunte - rispetto a quelle personali. Si tratta di un condizionamento - forse a causa di un malinteso senso etico dovuto a vecchi schemi educativi e religiosi - che conduce all'infelicità e può mettere in crisi i rapporti con il prossimo. Considerata l'esistenza di un'organizzazione sociale, è normale risentire di influenze esterne ma si deve dare loro il giusto valore senza mortificare le proprie necessità che vanno soddisfatte per stare bene. Il segreto del giusto equilibrio risiede quindi nella capacità di pensare prima al proprio benessere e poi a tutto il resto; sembra facile, ma non sempre lo è, per cui occorre grande determinazione.

11 novembre 2006

Il diritto di sbagliare

Involtini di scaloppine e prosciutto su crema di burro e limone con cipolle e aromiGli errori piccoli e grandi che commettiamo nel corso della vita possono mettere a dura prova le nostre certezze, perfino il nostro equilibrio. A volte la delusione per non essere stati abbastanza attenti ci paralizza e ci fa sentire inadeguati dandoci l'impressione di essere in balia degli eventi. In queste condizioni ci sembrano fortunate quelle persone che, nonostante le sconfitte, le umiliazioni e le amarezze, continuano ad essere attive e si rimettono in gioco conservando il gusto di vivere e il piacere di ridere. In realtà non si tratta di fortuna, ma di forza di volontà e buonsenso, due qualità che possiamo trovare - o ritrovare - se impariamo a concedere a noi stessi il diritto di sbagliare. Solo in questo modo riusciremo ad acquisire quella consapevolezza che ci farà sentire soddisfatti dei buoni risultati e sereni nel prendere atto dei nostri limiti e delle nostre imperfezioni.